Contaminare la Tradizione

Contaminare la Tradizione

In questa economia dei consumi, la loca­lità è un luogo di incon­tro cul­tu­rale in cui ogni punto ven­dita diviene una piat­ta­forma di scam­bio con­vi­viale in cui il pro­dotto è abi­li­tante ma diviene mezzo e non più fine della visite in loco. Si tratta di un’era post e-commerce in cui la distri­bu­zione cam­bia total­mente fac­cia e ruolo dele­gando al digi­tale la fase di ordine e gestione del paga­mento (la parte noiosa) e trat­te­nendo e poten­ziando invece la per­so­na­liz­za­zione e l’educazione sul valore del pro­dotto e sul pro­cesso di costru­zione dello stesso. Non com­priamo più momenti di vita (quelli li ven­diamo ad altri tra­mite i nostri share sui social), com­priamo la bot­tega arti­giana ed il con­cetto di fare, ma soprat­tutto com­priamo con­ta­mi­na­zioni pesan­tis­sime tra que­ste bot­te­ghe e la comu­ni­ca­zione, ed ancora i con­te­sti di con­sumo.

L’errore che stiamo facendo, è quello di non accet­tare che vi è uno spa­zio di mer­cato che non pos­siamo più pre­si­diare (quello dei pro­dotti entry level che ormai pro­cessi indu­striali ser­vono in maniera eccel­lente) senza accor­gerci nel frat­tempo che esi­ste un nuovo mer­cato che ieri si chia­mava lusso e oggi risponde al nome di cul­tura, che emerge. Il con­su­ma­tore maturo, con­nesso, multi device è prima di tutto un utente che cerca uni­cità e nuovi sti­moli veri in un mondo che pro­pone troppo spesso per­so­na­liz­za­zioni basi­che della Ford T nera. Que­sta via è esplo­siva ed ampia ed il peri­colo per i pro­ta­go­ni­sti poten­ziali non è quello di non com­pren­derla, ma quello di non vederla.

Adriano

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